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Le insostenibili richieste della burocrazia

Scritto da il in Sociologia

L’Italia è un Paese fondato sulla burocrazia, che continua a causare il disboscamento delle aree boschive per sostenere il proprio atavico bisogno di stampare inutilmente dell’inchiostro sulla carta. La digitalizzazione è un’utopia, lo snellimento della macchina burocratica una ‘barzelletta’ che non farebbe ridere un individuo sotto THC: giorno dopo giorno, mi domando come una simile amministrazione sia sopravvissuta finora. E mi preoccupo del futuro che m’attende… giacché del tuo non m’importa.

Siamo i figli illegittimi di Roma. Nel bene e, soprattutto, nel male portiamo l’eredità del nostro passato: non siamo degni delle gesta civilizzatrici dei Romani, ne abbiamo stravolto il diritto… ma quanto alla burocrazia non abbiamo pari. Soltanto per entrare nel palazzo dove lavoriamo dobbiamo mostrare i documenti, firmare delle liberatorie e indossare un badge identificativo; senza contare la complessità della gestione della privacy sul web che ha costretto tutti (incluso il sottoscritto) a redigere complesse – e, sovente, incomprensibili – informative che non leggerà mai nessuno per scongiurare eventuali querele. E qui non sei neppure autorizzato a commentare, né tanto meno ti vendo qualcosa. Figurati che cos’accadrà altrove entro domani e nei giorni a seguire! Tuttavia, intendo trattare l’argomento in modo più ampio e includere quei paradossi che impediscono al Paese di progredire e fanno perdere tempo inutilmente. Proprio non riesco a sopportare l’ossessione italica per la carta.
Frequento un master universitario e sono chiamato a svolgere un tirocinio curricolare (di quelli non retribuiti, tanto per sottolinearlo). In entrambe le sedi e non mi riferisco ai miei professori o tutori, bensì ai loro segretari, non importa granché che cosa tu faccia o in che modo: oltre all’odiosa prassi della presenza, ve n’è una addirittura peggiore che riguarda la firma. Ogni spostamento dev’essere quantificabile, ogni passaggio sancito da un’assunzione di responsabilità scritta che non impegna ad altro che alla presa visione. Quasi a confermare quella mancanza di valori tradizionali che ha portato alla precarietà dei rapporti; nessuno è interessato alla qualità del proprio e dell’altrui lavoro e produrre più del dovuto è guardato con sospetto. A dispetto della digitalizzazione tanto sbandierata, gli uffici sono tuttora responsabili della desertificazione dell’Amazzonia… e non voglio pensare alla plastica necessaria alle penne usa e getta che utilizziamo per siglare i documenti.
Siamo il prodotto involuto dell’alienazione marxista nella società della smaterializzazione. Se ciò riguardasse altri aspetti del nostro Paese, potremmo quasi farne un vanto: ma del passato abbiamo mantenuto giusto gli aspetti più negativi. Né imputare allo statalismo e alle pubbliche amministrazioni il fenomeno può assolvere le aziende private; le maggiori responsabilità, al contrario, costringono ad aumentare il volume delle stampe. Moderni Johannes Gutenberg che deambulano, perduti dietro a una bandiera come nel limbo dantesco. Un esercito di cicale travestite da formiche che ostentano dinamicità per sembrare occupate e dissimulare la propria intrinseca inutilità. Glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo. Marinetti descrisse il nostro presente meglio di quanto potremmo fare noi stessi, però non aveva previsto lo svuotamento del termine ‘volontà’ che ritengo inapplicabile ai contemporanei. Quanto resta del glorioso passato imperiale sono le librerie colme d’archivi abbandonati.