Ricordati di me…

Non è un caso se ho chiamato così questo spazio. Qualcuno, fra gli “iniziati”, potrebbe pure pensare che la mia scelta sia una sorta di giustificazione (o un invito a farli propri) dei Dca: niente di tanto sbagliato. Ho sofferto più o meno per 16 anni di disturbi alimentari e non potrò mai dire di esserne fuori. Specie in questo periodo, costretto in casa a impazzire per fare la spesa. Oggi è la IXª Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, ovvero una ricorrenza che vorrebbe concentrare l’attenzione su anoressia, bulimia, obesità e altre patologie che riguardano la condotta alimentare. Troppi pensano ancora che siano malattie riservate alle modelle delle passerelle milanesi, imbottite di cocaina: un cliché dal quale non riusciremo mai a svincolarci. Figuriamoci un maschio eterosessuale, discriminato persino da chi dovrebbe curarlo! Non che al momento questo sia il maggiore dei miei problemi, in piena pandemia e colpito dalla depressione che porta con sé, ma è comunque giusto ricordarlo.

Parliamo di un male nascosto, nonostante a un certo punto abbia effetti evidenti su chi ne soffre. Impossibile non riconoscere una persona anoressica od obesa: più difficile rendersi conto di quanti soffrano di altre patologie, dalla bulimia all’alimentazione incontrollata. I disturbi alimentari sono una forma quasi “ancestrale” di risposta a problemi che non hanno nulla a che vedere col cibo o con la forma fisica; non penso di essere mai stato davvero capace di spiegarlo. Partono da disturbi della personalità, traumi infantili, ecc. che persino gli psichiatri faticano a diagnosticare. E soprattutto in Italia, dove l’alimentazione (almeno sulla carta) è forte un riferimento culturale, si è spesso costretti a dare vaghe spiegazioni sul perché si rifiuti un piatto o un invito a cena. Non sono così ottimista da pensare che, un domani, tutti possano comprendere quale dolore si nasconda dietro a quelle risposte o quanto faccia male essere costretti a rispondere. La cucina, in fondo, è vita.

Lo è per chi non abbia sviluppato una simile patologia. Onestamente, non conosco altri giovani adulti di genere maschile che a partire dall’adolescenza abbiano sviluppato un disturbo paragonabile al mio: potrei citare alcuni obesi, ma neanche un bulimico. Perciò non azzardo alcuna statistica; ogni caso fa storia a sé, sfruttando un facile luogo comune. Né conosco chi, come il sottoscritto, ne sia uscito ottenendo una qualifica professionale da operatore di cucina. A dire il vero, non credo neppure all’importanza delle giornate dedicate a questo o quello per riempire il calendario! Ma è sempre bene parlarne, perché non sia dimenticato un fenomeno molto più diffuso di quanto l’italiano-medio possa immaginare. Lo stesso valga per le malattie rare, autoimmuni oppure le sindromi di cui le famiglie in genere si vergognano come quelle dello spettro autistico. Beh, io per fortuna o purtroppo sono “immerso” a vario titolo in tutte le problematiche citate… e fatico a onorarle come meriterebbero.