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La democrazia non esiste

Scritto da il in Filosofia

O, meglio, non è proprio come l’intende il senso comune: persino molti professori delle scuole medie superiori tramandano agli studenti dei ‘miti’ (che suppongo derivare dal neoclassicismo) per cui Περικλης sarebbe un modello cui aspirare e la democrazia ateniese del V secolo a.C. un alto esempio di civiltà. Asserzioni tanto ridicole da essere state assorbite passivamente dalla nostra società e riproposte ogni qualvolta accada un evento politico di rilievo. Cercherò di convincerti del contrario.

Ah, Περικλης… ho perso il conto delle volte che l’ho sentito osannare (da professori, giornalisti, ecc.) e che avrei voluto inveire contro l’autore dello sproloquio. Colui che molti indicano come lo statista per eccellenza non era altro che un fastidioso incrocio fra Silvio Berlusconi e Lapo Elkann: figlio d’un commerciante d’armi che non ebbe scrupoli a rifornire le colonie del nemico per arricchirsi, tanto da essere ostracizzato, era fra gli uomini più ricchi della città. Eliminati gli avversari politici con la stessa arma che aveva allontanato il padre, non prima d’avere sfruttato il fortuito omicidio del suo predecessore per emergere, cercò d’instaurare un impero paragonabile a quello che sarebbe stato dei Cesari. Niente male per il simbolo della democrazia! E sui suoi crimini – se non avessi studiato tutt’altro – potrei quasi redigere una tesi di dottorato. Eppure, oggi non m’interessa demonizzarlo. In punto dove voglio arrivare è un altro e riguarda la nostra epoca contemporanea.
Siamo portati a pensare che la democrazia sia il governo del popolo: una locuzione da manuale, affermerei. Il primo problema è che, in ionico-attico, δημος non ha quel significato. È un sostantivo che riporta alla territorialità della regione e che grossomodo identifica una zona nella quale vivono una o diverse tribù (da cui l’estensione moderna). Reinserita nel contesto socio-culturale della Grecia classica, in sostanza la democrazia non è altro che il potere dei più abbienti; senza considerare che non esisteva quel concetto di ius soli che vorrebbero approvare qui. Se dovessimo applicarne i princìpi, saremmo costretti a ridurre il suffragio a una percentuale infima d’individui e a selezionarli sulla base dei beni immobili dei quali sono legittimamente proprietari. Non avresti il diritto di voto, insomma, e quanto segue diventerebbe giusto un divertissement retorico. Il paradosso semantico è che l’attuale democrazia rappresenta esattamente ciò che significava nel suo senso originario.
Rifletti. A prescindere dal Paese occidentale in cui viviamo, già soltanto presentarsi alle elezioni ha un costo così consistente da escludere la maggioranza della popolazione dall’ipotesi di farlo: parliamo di qualche migliaia d’euro per le amministrazioni comunali, fino alle decine o centinaia di migliaia per il parlamento italiano o europeo. Senza, ovviamente, alcuna garanzia d’un ritorno dell’investimento; ciò premesso, quand’anche un cittadino riuscisse a contrarre un mutuo e a essere eletto dovrebbe comunque rispondere – non importa a quale livello – alle esigenze degli stakeholder. In pratica, qualunque decisione approvata deve soddisfare le istanze della classe dirigente (costituita da imprenditori, investitori, ecc.) e non può minacciare la salubrità del bilancio. Ma se a dirimere l’attività dei politici sono i mercati finanziari, qual è la ‘libertà’ del cittadino? Che differenza c’è fra un candidato e l’altro, se non l’accesso di questi a un sistema di corruzione consolidato?