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La corruzione dei giovani

Scritto da il in Filosofia

Sebbene io non abbia ancora assunto droghe pesanti e abbia un rapporto ambivalente con la religione, da tempo – persino quando potevo essere considerato tale anch’io – sono considerato un corruttore di giovani: eppure, non ho mai creduto nella storicità della figura di Σωκρατης (difficile convincermi che non fosse un alter ego letterario di Πλατων) e più in generale non m’è mai piaciuta. Lo immagino vecchio, obeso e depravato, mantenuto dalla famiglia… e mi spaventa l’idea di diventare come lui.

Ciò premesso, supponendo che un personaggio del genere sia davvero esistito, posso effettivamente trovare delle analogie fra di noi e la Απολογία Σωκρατους è uno dei testi che preferisco in assoluto: tradurlo è stato un onore, benché la conclusione non sia affatto degna dell’eroismo della Ορεστεια eschiliana. Nella mia esperienza liceale di traduzione, pongo al di sopra giusto la Αντιγονη sofoclea (e per fortuna non ho avuto la gioia d’avere una figlia o l’avrei chiamata così). Soprassedendo sulle citazioni erudite, la mia condotta da poeta maledetto è una caratteristica ancipite: può affascinare, finché non stanca, ma soprattutto indigna. Neanche fossi un gangster. Tuttavia, non è la dipendenza dalla nicotina o l’assunzione di Prosecco a costituire la pietra dello scandalo, quanto il fatto che avere a che fare col sottoscritto obbliga a riflettere… un po’ come succedeva con la maschera platonica. Ed è uno dei motivi della mia profonda solitudine, intellettuale ancora prima che fisica.
L’atteggiamento altrui, a scanso d’equivoci, è inattaccabile. E d’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i ‘cervelluti’ si affidano all’ispirazione: recupero questa frase dalla sceneggiatura di A Clockwork Orange per approfondire il tema del pensiero come difesa dai pericoli potenziali. Quello che, a torto o a ragione, consideriamo il punto più elevato della nostra evoluzione non è che una complessa difesa immunitaria; l’uomo è andato oltre il riflesso condizionato, perciò è potuto uscire dalla catena alimentare… e avere la meglio su tutti i suoi predatori. Paradossalmente, gli individui che sviluppano troppo quest’abilità – comunque abusata dall’intera società – sono portati a utilizzarla quando è inutile. Oltre un certo limite, essa diventa tossica e genera da sé delle criticità che non esistono davvero. L’istinto suggerisce, dunque, agli altri di tenersi lontani da chi lo supera e vede al di là dello stretto necessario alla sopravvivenza. È un comportamento saggio.
Talvolta, però, qualche individuo che in primis diremmo sano è attratto dalle capacità di costoro che come il sottoscritto sono riusciti (spesso, a prescindere dalla propria volontà) a squarciare il velo di Maya. Dando loro retta, questi rischiano d’esserne travolti: la soglia entro la quale è possibile seguirci, senza alterare il proprio senso della realtà, è sottile. Né i soggetti borderline possono capire a priori d’averla oltrepassata; al contrario, è un po’ come se condividere questa condanna l’alleviasse e personalmente smanio per l’idea di potermi confrontare con qualcuno. È una forma di corruzione, ragionando sulle conseguenze nefaste che comporta. Non mi riferisco alla riflessione culturale… il processo del pensiero cui alludo è più simile al motivo per il quale Giacomo Leopardi è considerato un depresso. Essendo morto per la bulimia, è presumibile che lo fosse, sebbene la sua vita non sia stata proprio come la descrivono alla scuola dell’obbligo. Un precursore dei corruttori.