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Dovrei sostenere d’avere delle difficoltà a descrivermi, ma sarebbe soltanto un artificio retorico: potrei passare ore intere a raccontarti la mia vita e inizierei a diventare ripetitivo giusto dopo qualche settimana (chiedilo a chi mi conosce da qualche anno e a intervalli regolari è costretto ad ascoltare gli stessi aneddoti). Eppure, non penso di conoscermi davvero né ambisco a compilare uno sterile elenco di ciò che ho realizzato o provato a realizzare. Accontentati d’un riassunto credibile.
Nato a Varese – città in cui tuttora risiedo e con la quale ho un rapporto schizofrenico – circa trentatré anni fa, nel momento in cui scrivo, ho sempre pensato che da adulto avrei esercitato la professione d’avvocato: almeno, da quando è tramontata definitivamente la possibilità di diventare un ufficiale dell’esercito… e finché non n’ho conosciuto uno in famiglia. Molti sostengono ch’io scriva bene, però commetto moltissimi errori (alcuni consapevoli e intenzionali come le crasi, ecc.) che ai più sfuggono perché non hanno mai studiato tecniche della narrazione. Scrivo per la necessità isterica d’esternare le mie inquietudini; utilizzo un linguaggio che può sembrare ‘ampolloso’ per dissimulare la mia volgarità, ma i termini sono gli stessi che mi sentiresti usare quando parlo. Sì, faccio pesare a tutti i cinque anni patiti al liceo classico e la disoccupazione che ne deriva! Non obbligo nessuno a leggere i miei deliri da giovane adulto frustrato e non m’interessa ricevere dei commenti.
A dispetto del titolo, che ho avuto modo di spiegare, non intendo affatto focalizzarmi sul problema dei disturbi alimentari che affliggono pure i maschi: se non te ne fossi ancora accorto, non sono una modella adolescente. Sono sopravvissuto a drammi che per fortuna la maggioranza delle persone non conoscerà mai… ma non sono un martire, non soffro della sindrome da persecuzione e migliaia d’individui hanno affrontato difficoltà persino peggiori. Tuttavia, qua e là – tra una digressione e l’altra – pubblicherò qualcosa che riguardi la questione. Quando avrò la giusta tranquillità (o un ampio accesso alle droghe necessarie e il tempo per usufruirne) pubblicherò quel romanzo autobiografico cui sovente accenno. Posso sembrarti confusionario, però ho bene in mente il progetto editoriale e già elaboro i possibili spin-off. Bravo o meno che sia, scrivo da una vita e conosco l’ambiente meglio di me stesso; ho imparato a leggere e scrivere a due anni e mezzo, prima d’andare all’asilo infantile.
Non ho idea di come mi giudichi la gente. O, per così dire, posso appena averne una piuttosto approssimativa in ragione del loro comportamento nei miei confronti: negli anni sono stato etichettato in qualunque modo. Al liceo ero contemporaneamente un Casanova e un omosessuale, un fascista e un anarchico. In senso lato avevano tutti ragione; se hai la mia età e la stessa forma mentis dei tuoi genitori o addirittura dei tuoi nonni, di sicuro penserai che sono un presuntuoso nullafacente. Perché non sopporto un 9-to-5 passato a guardare il soffitto o a giocare al solitario… preferisco passare il doppio del tempo a sudare in cucina. Né riesco ad apprezzare chi non ha mai lottato, pure fallendo, per i propri ideali. Meglio chi l’ha fatto per quelli sbagliati. Eppure, non sarebbe tanto strano se mi vedessi avere rapporti sessuali anche con quante al massimo hanno combattuto per l’orario di rientro alle superiori. Non confondere ciò che vorrei con quello che posso avere. Sono un essere umano.