Ricordati di me…

Non è un caso se ho chiamato così questo spazio. Qualcuno, fra gli “iniziati”, potrebbe pure pensare che la mia scelta sia una sorta di giustificazione (o un invito a farli propri) dei Dca: niente di tanto sbagliato. Ho sofferto più o meno per 16 anni di disturbi alimentari e non potrò mai dire di esserne fuori. Specie in questo periodo, costretto in casa a impazzire per fare la spesa. Oggi è la IXª Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, ovvero una ricorrenza che vorrebbe concentrare l’attenzione su anoressia, bulimia, obesità e altre patologie che riguardano la condotta alimentare. Troppi pensano ancora che siano malattie riservate alle modelle delle passerelle milanesi, imbottite di cocaina: un cliché dal quale non riusciremo mai a svincolarci. Figuriamoci un maschio eterosessuale, discriminato persino da chi dovrebbe curarlo! Non che al momento questo sia il maggiore dei miei problemi, in piena pandemia e colpito dalla depressione che porta con sé, ma è comunque giusto ricordarlo.

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Immunità di gregge

Il Regno Unito non adotterà la sul coronavirus: il premier britannico Boris Johnson sostiene che il Paese farà ricorso alla cosiddetta immunità di gregge, aspettando che l’epidemia esaurisca da sé la propria aggressività. Le dichiarazioni dell’ex sindaco di Londra (complice qualche grossolano errore di traduzione) hanno subito “scatenato” delle polemiche, dal momento che in questa prospettiva è legittimo aspettarsi attorno al mezzo milione di decessi; una cifra spaventosa, che rievoca le statistiche dei conflitti mondiali, ma che tutto sommato potrebbe essere giustificabile. Non sappiamo ancora quali conseguenze porterà la pandemia al nostro tenore di vita futuro, però possiamo già ipotizzare un’ulteriore contrazione del potere d’acquisto delle famiglie. In sintesi, oltre alla crisi internazionale dei mercati finanziari, dovremo preoccuparci di come sostenere economicamente i servizi essenziali dopo la revoca della quarantena che dubito finirà il .

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Il giorno del giudizio?

Non è bastato già predisposte dal Governo per il contenimento del coronavirus: l’ampliamento della zona rossa a tutto il Paese è stato un passaggio doveroso, ma insufficiente a garantire il controllo delle infezioni. Stando all’Oms, siamo ufficialmente colpiti da una pandemia e le restrizioni in quarantena devono essere aumentate; non sappiamo fino a quando, di sicuro oltre il termine del . Giuseppe Conte ha preso ad esempio la Lombardia, imponendo la chiusura di tutte le attività non essenziali con un terzo Dpcm già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Niente più locali aperti fino all’aperitivo, chiudono pure gli ipermercati e i tribunali tanto per citarne alcune. Le corse agli approvvigionamenti e le fughe al Sud sono ormai una costante: per le strade aumentano le forze dell’ordine. È un delirio collettivo dal quale non sappiamo ancora come e se riusciremo a salvarci, mentre il bene individuale annulla qualunque spirito comunitario degli italiani.

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Il Paese è in quarantena

Non sono passate neanche 24 ore e Giuseppe Conte ha annunciato l’ a tutta la Penisola. Il rischio di contagio da coronavirus è tanto grave da non essere circoscrivibile alle tre regioni più colpite, specie considerando che nella notte abbiamo assistito alla fuga di studenti e lavoratori meridionali dal Nord. Episodio, questo, che ha nuovamente “spaccato” il Paese in due: soprattutto noi lombardi, tenuti a distanza dal Sud all’inizio del contagio, non abbiamo accolto benissimo il repentino abbandono di Milano. Una città che rappresenta l’Italia produttiva e che per noi è un simbolo più del Colosseo; le immagini dei connazionali che in preda al panico riempivano le carrozze degli ultimi treni in partenza non sono state particolarmente edificanti. Né hanno offerto al mondo una prospettiva realistica della situazione attuale. È un momento difficile, ma non siamo certo allo sbando e le istituzioni democratiche continuano a funzionare come se non meglio di prima.

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Siamo in «zona rossa»

È ufficiale. Tutta la Lombardia sarà soggetta alle restrizioni che hanno isolato Codogno per impedire da coronavirus. Io ed Elvira non usciamo di casa già da una dozzina di giorni, se non per motivi di evidente necessità: l’ultima volta sono stato dal barbiere e non so quando potrò tornarci (anche se ho un appuntamento fissato al ). Ieri molti varesini hanno annunciato la chiusura dei propri locali, ancora prima che la imponesse il Dpcm. Vivo nel centro storico e le saracinesche sono abbassate; per la prima volta, da quando ci siamo trasferiti qui in giugno, non sento chiacchierare sotto alle finestre. Le sirene delle ambulanze rompono un silenzio surreale per la Ztl di Varese. Tuttavia, ogni tanto qualcuno passeggia per la via e impreca nello spregio del decreto, sminuendo un problema che neppure io inizialmente avevo creduto tanto serio. Siamo in un episodio di “Black Mirror”, non riusciamo ad affrontare l’emergenza con la lucidità che richiede.

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